Cos'è questo? E' una delle domande che forse nella vita ci capiterà di pronunciare più spesso. Per fortuna, mi verrebbe da dire, perchè è la domanda della curiosità, che ci spinge ad esplorare, esplorarci, vivere.
Oggi mia cugina mi ha aggiunta su Facebook. Di primo acchito manco avevo riconosciuto il suo nome, storpiato, con l'aggiunta di un'H che fa tanto starletta di B-movie. Per un lungo istante ho pensato: Oddio. Non perchè abbia qualcosa contro di lei, ma nonostante sia mia cugina, non la vedo mai e le poche volte che la vedo non mi parla. Se non a scatti, se non di cose prive di logica o senso (per me). Siamo due mondi opposti, o forse vicini, chi può dirlo? La conosco talmente poco.
Io vengo sempre portata da sua madre come un modello, un eterno confronto, un granitico mostro contro cui non si può fare altro che perdere, perdere, perdere. Come ci si può affezionare ad un essere mitologico? Semplice, non si può. Soprattutto se l'essere mitologico brilla per ciò che tu non hai, o per ciò di cui a te interessa poco o niente.
Anche lei, però, viene venduta da mia mamma come granitico modello per me irraggiungibile. Un triste modello di bellezza. Che cosa sterile e triste i confronti.
Ma questa è un'altra storia, di cui si occuperà - forse - il mio psicoterapeuta ;)
Questo post per dire che è davvero triste che mia cugina ora frughi nella mia vita attraverso Facebook; altrettanto triste che io sbirci la sua dallo schermo di un computer.
Ma mentre l'aggiungevo tra i miei contatti ho pensato che oltre ad essere triste, tutto questo, sarà anche un'occasione. Un'occasione di rispondere, magari un pò, magari un pò poco, alla fatidica domanda.
Ti estin?
Che cos'è questo?
Oggi mia cugina mi ha aggiunta su Facebook. Di primo acchito manco avevo riconosciuto il suo nome, storpiato, con l'aggiunta di un'H che fa tanto starletta di B-movie. Per un lungo istante ho pensato: Oddio. Non perchè abbia qualcosa contro di lei, ma nonostante sia mia cugina, non la vedo mai e le poche volte che la vedo non mi parla. Se non a scatti, se non di cose prive di logica o senso (per me). Siamo due mondi opposti, o forse vicini, chi può dirlo? La conosco talmente poco.
Io vengo sempre portata da sua madre come un modello, un eterno confronto, un granitico mostro contro cui non si può fare altro che perdere, perdere, perdere. Come ci si può affezionare ad un essere mitologico? Semplice, non si può. Soprattutto se l'essere mitologico brilla per ciò che tu non hai, o per ciò di cui a te interessa poco o niente.
Anche lei, però, viene venduta da mia mamma come granitico modello per me irraggiungibile. Un triste modello di bellezza. Che cosa sterile e triste i confronti.
Ma questa è un'altra storia, di cui si occuperà - forse - il mio psicoterapeuta ;)
Questo post per dire che è davvero triste che mia cugina ora frughi nella mia vita attraverso Facebook; altrettanto triste che io sbirci la sua dallo schermo di un computer.
Ma mentre l'aggiungevo tra i miei contatti ho pensato che oltre ad essere triste, tutto questo, sarà anche un'occasione. Un'occasione di rispondere, magari un pò, magari un pò poco, alla fatidica domanda.
Ti estin?
Che cos'è questo?
Com'è difficile, ma bello, quello che faccio.
Ok, lo faccio gratis al momento, ma questo non sciupa la bellezza di ciò che faccio, nè ne attutisce la sia difficoltà.
Non so se quello che faccio è quello che so davvero fare, temo non sia la mia strada, ho il terrore di scoprire che serva un quid che non ho e che non si può imparare. Come il talento di scrivere, di fotografare, di cucinare... tanti libri e parole sono spese sulla tecnica, ma è dannatamente inutile: se uno lo sa fare, se ce l'ha nel sangue, la differenza si coglie. Si coglie sempre.
Ed è sacrosanto che non tutti siamo in grado di fare tutto. Per fortuna che il limite esiste, che la realtà esiste.
Nonostante i miei timori, le mie fatiche, i miei errori (che riconosco), mi piace quello che faccio.
E voglio imparare a farlo sempre meglio
Ok, lo faccio gratis al momento, ma questo non sciupa la bellezza di ciò che faccio, nè ne attutisce la sia difficoltà.
Non so se quello che faccio è quello che so davvero fare, temo non sia la mia strada, ho il terrore di scoprire che serva un quid che non ho e che non si può imparare. Come il talento di scrivere, di fotografare, di cucinare... tanti libri e parole sono spese sulla tecnica, ma è dannatamente inutile: se uno lo sa fare, se ce l'ha nel sangue, la differenza si coglie. Si coglie sempre.
Ed è sacrosanto che non tutti siamo in grado di fare tutto. Per fortuna che il limite esiste, che la realtà esiste.
Nonostante i miei timori, le mie fatiche, i miei errori (che riconosco), mi piace quello che faccio.
E voglio imparare a farlo sempre meglio

Bè, quando ti riesce uno scatto del genere significa che sicuramente è una buona giornata. Decisamente buona.
O che finalmente hai imparato ad usare la sequenza: "dimensione reale della foto" - "ritaglia" - "cornice".
Ma in fondo, forse, è lo stesso :)
( E per chi non lo sapesse )
Che brutta la sensazione di deludere se stessi.
Di non essere all'altezza di ciò che si credeva. Non riuscire ad accontentarsi di ciò che si è fatto, perchè non è stato portato a termine come si sperava o come si pensava.
Una brutta sensazione, tanto quanto la sensazione di impotenza e di pesantezza che ti circonda quando vorresti fare qualcosa ma nessuno ti viene incontro per alleggerire questa incombenza.
Non sopporto questa frustrazione, mi da proprio fastidio, non la so gestire e poi contagia tutto, i miei colori, i miei entusiasmi, i miei affetti. Mi getta in un grigiore dell'anima che male sopporto, mi chiudo nei miei pensieri, mi ci barrico dentro e rendo asettica la mia anima tanto da arrivare a non sentire altro che disappunto.
Odio, odio profondamente questo sentimento di impotenza, di delusione, di blocco. Come se mi sentissi infangata, come se il grigio mi si fosse appiccato addosso e io non riuscissi a trovare il diluente adatto per lavarlo via e trovare il mio colore pastello che tanto amo.
Oggi va così, e tanto basta per rovinarmi la domenica.
Spero non l'intera settimana.
Di non essere all'altezza di ciò che si credeva. Non riuscire ad accontentarsi di ciò che si è fatto, perchè non è stato portato a termine come si sperava o come si pensava.
Una brutta sensazione, tanto quanto la sensazione di impotenza e di pesantezza che ti circonda quando vorresti fare qualcosa ma nessuno ti viene incontro per alleggerire questa incombenza.
Non sopporto questa frustrazione, mi da proprio fastidio, non la so gestire e poi contagia tutto, i miei colori, i miei entusiasmi, i miei affetti. Mi getta in un grigiore dell'anima che male sopporto, mi chiudo nei miei pensieri, mi ci barrico dentro e rendo asettica la mia anima tanto da arrivare a non sentire altro che disappunto.
Odio, odio profondamente questo sentimento di impotenza, di delusione, di blocco. Come se mi sentissi infangata, come se il grigio mi si fosse appiccato addosso e io non riuscissi a trovare il diluente adatto per lavarlo via e trovare il mio colore pastello che tanto amo.
Oggi va così, e tanto basta per rovinarmi la domenica.
Spero non l'intera settimana.

Post più che altro celebrativo dei souvenir che Uccio mi ha portato da Parigi, una città che non amo molto ma che forse dovrei rivalutare. Spero di poterlo fare a breve ;)
Una piccola introduzione: Pierre Hermè è una sorta di guru, come a dire il Gustò di Ratatouille (ma poi, Gustò era il cuoco grasso ma buono, o il critico secco e cattivo? Ecco, io intendo dire il cuoco buono), un pò IL pasticcere per eccellenza, il genio, etc etc.
Prima dei suoi macarons non avevo mai assaggiato questi dolcetti colorati, a quanto pare tipici della Francia. Per cui posso solo parlare riguardo a quelli di PH e devo dire che bè vale proprio la pena di provarli, se non altro per capire se le cifre stratosferiche che ti chiedono siano giustificate o meno. 3 euro circa al pezzo, una sorta di bacio di dama come dimensioni e aspetto (non come sapore).
Le fotine che vedrete sono state scattate con Reflex, che tuttora non mi obbedisce come vorrei, ma del resto, poverina, forse sono io che le chiedo di fare cose che oggettivamente non si possono fare. Di 40 foto scattate ne ho tenute buone meno della metà, ho fatto molti errori di luce mi rendo conto, e di bilanciamento. Tutta colpa della mia dannata impazienza, a quanto pare scattare una bella foto è questione di ragionamento, tempo, e pazienza. Almeno le prime volte, i primi tempi.
Un grande risultato, però, l'ho raggiunto grazie a Picnik, visto che io sono incapace di usare Photoshop e/o The Gimp :p è un bel sito, mi piace molto la grafica, è accattivante nel suo slang giovanile e soprattutto è semplicissimo da usare! Non vi sto a raccontare con quale orgoglio ho ammirato - finalmente - le mie piccole fotine incorniciate! Io non sono molto per il photoshoppaggio spinto, secondo me una bella foto è tale senza modifiche. Certo, ci si possono apportare migliorie, ma se la snaturiamo completamente forzandone il significato bè, non so, non sono molto d'accordo.
Per cui le mie foto sono esattamente come le ho scattate, coi loro difetti, semplicemente ho aggiunto un bordino nero, o una scrittina, per renderle un pò più stilose.
( +2 )
Il cielo in una stanza
Quando sei qui con me
questa stanza non ha più pareti
ma alberi,
alberi infiniti
quando sei qui vicino a me
questo soffitto viola
no, non esiste più.
Io vedo il cielo sopra noi
che restiamo qui
abbandonati
come se non ci fosse più
niente, più niente al mondo.
Suona un'armonica
mi sembra un organo
che vibra per te e per me
su nell'immensità del cielo.
Per te, per me:
nel cielo
( Cheers, mate )
Quando sei qui con me
questa stanza non ha più pareti
ma alberi,
alberi infiniti
quando sei qui vicino a me
questo soffitto viola
no, non esiste più.
Io vedo il cielo sopra noi
che restiamo qui
abbandonati
come se non ci fosse più
niente, più niente al mondo.
Suona un'armonica
mi sembra un organo
che vibra per te e per me
su nell'immensità del cielo.
Per te, per me:
nel cielo
( Cheers, mate )
No, non voglio recensire il romanzo incompiuto di Gadda, che non ho nemmeno letto, vorrei condividere in questo diario virtuale una mia strana visione dell'arte e della poesia.
Mi sono sempre domandata come mai, a me, sono quasi sempre parsi più "valide", quasi più coinvolgenti, tutti quegli scritti dettati da un piccolo dolore, rispetto a quelli dettati da una grande gioia.
Come se la felicità non avesse bisogno di parole, fosse come una fotografia accecante, che si staglia davanti agli occhi e racconta tutto di sè con la propria presenza.
Il dolore, la paura, la tristezza, invece, sono sempre state per me cariche di parole, di figure, di immagini. Sono sempre riuscite a tirare fuori da me quell'aspetto poetico/letterario che ognuno penso nasconda in fondo al cuore. Come se qualcosa di negativo di consentisse di conoscerti quasi meglio, o forse come se le parole funzionassero come un balsamo da spalmare delicatamente sulla ferita per farla bruciare meno.
Mi sono sempre domandata come mai, a me, sono quasi sempre parsi più "valide", quasi più coinvolgenti, tutti quegli scritti dettati da un piccolo dolore, rispetto a quelli dettati da una grande gioia.
Come se la felicità non avesse bisogno di parole, fosse come una fotografia accecante, che si staglia davanti agli occhi e racconta tutto di sè con la propria presenza.
Il dolore, la paura, la tristezza, invece, sono sempre state per me cariche di parole, di figure, di immagini. Sono sempre riuscite a tirare fuori da me quell'aspetto poetico/letterario che ognuno penso nasconda in fondo al cuore. Come se qualcosa di negativo di consentisse di conoscerti quasi meglio, o forse come se le parole funzionassero come un balsamo da spalmare delicatamente sulla ferita per farla bruciare meno.
I would have given you all of my heart
but there's someone who's torn it apart
and she's taking almost all that I've got
but if you want, I'll try to love again
baby I'll try to love again but I know
The first cut is the deepest, baby I know
The first cut is the deepest
'cause when it comes to being lucky she's cursed
when it comes to lovin' me she's worst
but when it comes to being loved she's first
that's how I know
The first cut is the deepest, baby I know
The first cut is the deepest
I still want you by my side
just to help me dry the tears that I've cried
cause I'm sure gonna give you a try
and if you want, I'll try to love again
but baby, I'll try to love again, but I know
The first cut is the deepest, baby I know
The first cut is the deepest
'Cause when it comes to being lucky she's cursed
when it comes to lovin' me she's worst
but when it comes to being loved she's first
that's how I know
The first cut is the deepest, baby I know
The first cut is the deepest
but there's someone who's torn it apart
and she's taking almost all that I've got
but if you want, I'll try to love again
baby I'll try to love again but I know
The first cut is the deepest, baby I know
The first cut is the deepest
'cause when it comes to being lucky she's cursed
when it comes to lovin' me she's worst
but when it comes to being loved she's first
that's how I know
The first cut is the deepest, baby I know
The first cut is the deepest
I still want you by my side
just to help me dry the tears that I've cried
cause I'm sure gonna give you a try
and if you want, I'll try to love again
but baby, I'll try to love again, but I know
The first cut is the deepest, baby I know
The first cut is the deepest
'Cause when it comes to being lucky she's cursed
when it comes to lovin' me she's worst
but when it comes to being loved she's first
that's how I know
The first cut is the deepest, baby I know
The first cut is the deepest
Ma quanto è bello andarsene in giro con la MiniMinor d'epoca, per le strade di Milano in una fresca sera di maggio, coi finestrini abbassati, una grande luna rossastra davanti a noi, intonando a squarciagola That's amore?
E prima che sbuffiate per la noia, no, non è un post romantico, è un post che ritrae e commemora un bellissimo momento divertente, che ha concluso una giornata altrettanto divertente.
Grazie, grazie davvero per farmi cantare anche se sono stonatissima, è bello cantare una strofa per uno, anche quando attaccate canzoni che io non conosco e cerco di cantarle lo stesso :)))))
E prima che sbuffiate per la noia, no, non è un post romantico, è un post che ritrae e commemora un bellissimo momento divertente, che ha concluso una giornata altrettanto divertente.
Grazie, grazie davvero per farmi cantare anche se sono stonatissima, è bello cantare una strofa per uno, anche quando attaccate canzoni che io non conosco e cerco di cantarle lo stesso :)))))
E' strano, quando si lavora con la propria anima, unico strumento a disposizione per entrare in risonanza con la persona che si ha di fronte - sconosciuta, ma ancor più distante per il modo di vedere il mondo - ci si accorge di quanto possa essere importante il corpo.
E ancora di più si sentono i confini della propria pelle, quasi un contorno ad un disegno, come il pentagramma che contiene le note dell'anima.
Che meraviglia poter poi agire sul proprio corpo, correndo, impugnando una racchetta, col fiato corto - non importa! - ma è come riemergere in superficie dopo aver trattenuto il fiato, come tornare a vivere scostandosi di dosso della polvere.
Amo ciò che faccio, veramente, non penso riuscirei a farlo se non ci fosse passione, e prego Dio che questa passione così forte, questo piacere così grande, questa curiosità così prepotente, mi rimanga, sempre e comunque. Che io possa vivere per sempre con passione qualunque cosa faccio, anche la più faticosa. Non importa se sono confusa, se non so dove andare, se mi sembra che qui al Tirocinio siano tutti più avanti di me, c'è come una forza che mi spinge su questa strada. E se sarà sbagliata per lo meno sarò orgogliosa di averla tentata, perchè non riesco a pensare ad un lavoro più bello e più difficile al contempo di questo. Lavorare per gli altri, ma soprattutto avere una costante attenzione per se stessi, riconoscere di essere uno strumento, sapersi usare. Usare bene la propria mente, la propria anima, insegna sicuramente a non avere timori: non c'è più grande timore se non se stessi.
Una volta presi per mano i propri difetti, abbracciate strette le proprie paure, riso dei propri limiti, non credo esista altro confine.
Conoscere se stessi equivale alla libertà.
C'è ancora tanta tantissima strada che devo fare, inciampo spesso nei sassi che incontro, ci sono buchi sul mio cammino, ma voglio andare avanti.
E in tutto questo ribollire di pensieri e di sensazioni, ti trovo inaspettatamente.
Ti sento così tanto, come il pigiama che si indossa la sera: avvolge, protegge, culla.
Ti ringrazio perchè mi sai far ridere tanto, perchè mi fai sentire protetta, mi fai sentire preziosa.
Ti ringrazio perchè mi fai sentire, punto.
E ancora di più si sentono i confini della propria pelle, quasi un contorno ad un disegno, come il pentagramma che contiene le note dell'anima.
Che meraviglia poter poi agire sul proprio corpo, correndo, impugnando una racchetta, col fiato corto - non importa! - ma è come riemergere in superficie dopo aver trattenuto il fiato, come tornare a vivere scostandosi di dosso della polvere.
Amo ciò che faccio, veramente, non penso riuscirei a farlo se non ci fosse passione, e prego Dio che questa passione così forte, questo piacere così grande, questa curiosità così prepotente, mi rimanga, sempre e comunque. Che io possa vivere per sempre con passione qualunque cosa faccio, anche la più faticosa. Non importa se sono confusa, se non so dove andare, se mi sembra che qui al Tirocinio siano tutti più avanti di me, c'è come una forza che mi spinge su questa strada. E se sarà sbagliata per lo meno sarò orgogliosa di averla tentata, perchè non riesco a pensare ad un lavoro più bello e più difficile al contempo di questo. Lavorare per gli altri, ma soprattutto avere una costante attenzione per se stessi, riconoscere di essere uno strumento, sapersi usare. Usare bene la propria mente, la propria anima, insegna sicuramente a non avere timori: non c'è più grande timore se non se stessi.
Una volta presi per mano i propri difetti, abbracciate strette le proprie paure, riso dei propri limiti, non credo esista altro confine.
Conoscere se stessi equivale alla libertà.
C'è ancora tanta tantissima strada che devo fare, inciampo spesso nei sassi che incontro, ci sono buchi sul mio cammino, ma voglio andare avanti.
E in tutto questo ribollire di pensieri e di sensazioni, ti trovo inaspettatamente.
Ti sento così tanto, come il pigiama che si indossa la sera: avvolge, protegge, culla.
Ti ringrazio perchè mi sai far ridere tanto, perchè mi fai sentire protetta, mi fai sentire preziosa.
Ti ringrazio perchè mi fai sentire, punto.

Forse si sarà intuito: adoro viaggiare, e finora ho avuto la fortuna di viaggiare molto, ma questa è stata la mia prima volta in auto.
Sono giovane e non ho ancora nè l'età anagrafica nè quella patentabile per noleggiare all'estero un'auto, ecco perchè finora mi sono sempre smazzata kilometri a piedi o sui mezzi pubblici.
Ma questa volta, per fortuna, abbiamo noleggiato un'auto in Italia e ce la siamo portati su su fino a Berlino. Normalmente non avremmo mai fatto una pazzia simile con i pochi giorni a disposizione (5 in tutto), ma abbiamo deciso all'ultimissimo e l'auto conveniva più che l'aereo (Ryanair, pentiti! Tu che pretendi di essere una lowcost :p).
Quindi, un due tre via, fuori dal centro e fuori dal lavoro in auto, mille kilometri diviso due, guidando nella notte e anche in una tormenta di neve sul S. Bernardino. Ammetto di essere molto orgogliosa di me, e di aver adorato filare sulle autostrade tedesche, dove ci sono pochissimi limiti di velocità (rispettati alla lettera!), ma è un piacere guidare non solo per la velocità, ma soprattutto perchè essendo tutti disciplinati, non hai alcuna preoccupazione, se non di te stesso.
( Uber Alles )
Se vi interessano i miei scatti (i primi con Reflex!), sapete dove trovarli (link di Flickr, lì a sinistra), altrimenti fate un pò come vi pare :p
Quando ero piccola, sui sentieri di montagna, alle volte mi capitava di trovare dei grandi lumaconi scuri, privi di guscio. Li trovavo orribili ed evitavo di avvicinarmi il più possibile, proprio per il loro aspetto viscido e vulnerabile.
Ben altro discorso era quello relativo alle timide chioccioline, con il loro guscio color marroncino chiaro, pieno di disegni e di volute.
Qualche volta, però, mi capitava di incrociare qualche chiocciola - morta - priva del guscio.
"Qualcuno gliel'ha staccata, o l'ha perso" osservava mia nonna e io riflettevo su quelle parole.
Che crudeltà staccare il guscio ad una chiocciola, e chissà che sentimento di smarrimento si prova ad essere messi brutalmente a nudo.
Prima si sta faticosamente procedendo per il proprio cammino, stando attenti a non incappare in alcun pericolo, o per lo meno cercando di limitarne i danni, e un attimo dopo ci si trova spolpati, privi di quella naturale protezione di cui da sempre serbiamo memoria.
Ecco, oggi mi sento così: priva di guscio, di uno dei miei gusci. Ora devo capire come ritornarci, se ho soprattutto le dimensioni per farlo, se quel guscio non sia effettivamente troppo stretto, o semplicemente se le Parole, le mie compagne di giochi ingannevoli, il Dono a doppio taglio che mi piace pensare mi sia stato dato, non abbiano combinato il solito pasticcio, il solito dispetto, il solito garbuglio.
Ben altro discorso era quello relativo alle timide chioccioline, con il loro guscio color marroncino chiaro, pieno di disegni e di volute.
Qualche volta, però, mi capitava di incrociare qualche chiocciola - morta - priva del guscio.
"Qualcuno gliel'ha staccata, o l'ha perso" osservava mia nonna e io riflettevo su quelle parole.
Che crudeltà staccare il guscio ad una chiocciola, e chissà che sentimento di smarrimento si prova ad essere messi brutalmente a nudo.
Prima si sta faticosamente procedendo per il proprio cammino, stando attenti a non incappare in alcun pericolo, o per lo meno cercando di limitarne i danni, e un attimo dopo ci si trova spolpati, privi di quella naturale protezione di cui da sempre serbiamo memoria.
Ecco, oggi mi sento così: priva di guscio, di uno dei miei gusci. Ora devo capire come ritornarci, se ho soprattutto le dimensioni per farlo, se quel guscio non sia effettivamente troppo stretto, o semplicemente se le Parole, le mie compagne di giochi ingannevoli, il Dono a doppio taglio che mi piace pensare mi sia stato dato, non abbiano combinato il solito pasticcio, il solito dispetto, il solito garbuglio.
Come sono strani gli uomini.
Non gli uomini in senso lato, in questo caso intendo proprio gli uomini di sesso maschile. Per certi versi (tanti? Pochi?) mi sembrano così diversi... e affascinanti.
Non so, forse è perchè io adoro il mio papà (nonostante a volte ci scorniamo), o forse perchè mi ha sempre coinvolta nel suo mondo e nelle sue passioni di meccanica e di chiavi e di ferramenta e di vernici e di bricolage, nella (vana?) speranza che io potessi cogliere qualcosa, anche solo una briciola di quella passione per farla mia.
Come dicevo in un vecchio post sono sempre stata accompagnata da lui nei templi sacri degli uomini, quei posti in cui una donna la noti subito perchè o è una cassiera, o è la rassegnata moglie del proprietario, o è lì per pura disperazione e/o caso.
Ecco, nonostante (o proprio grazie a questo?) quindi io bazzichi officine, colorifici, ferramenta etc, rimango sempre stupita e affascinata quando osservo un uomo davanti ad un'automobile.
Oggi, per esempio, Uccio è stato accompagnato da mio papà a rimirare una delle nostre auto. Rimirare sarebbe il termine adatto vista l'auto, che è una supersportiva mooolto lussuosa e visto anche che è uno dei sogni di mio papà. Un sogno che coltivava fin da piccolo e che un pò di anni fa ha potuto coronare.
Vederli lì, entrambi, utilizzare lo stesso linguaggio per me incomprensibile è stato... strano. Era come se ai loro occhi ci fosse qualcosa di diverso, qualcosa di ben più di quattro ruote e di uno stemma, per loro c'era un mondo. Era così palese, così evidente che loro stavano guardando qualcosa che io non riuscivo a vedere, che non potevo capire, che mi sono sentita esclusa. E' stato bello però pensare che c'è qualcosa che appartiene a noi in quanto esseri diversi e che non dobbiamo essere simili per forza. Secondo me è giusto per certi versi continuare a non capirsi.
Io non voglio capire, io voglio continuare a rimanere affascinata da qualcosa che conosco ma che comunque non capisco perchè non mi appartiene. Voglio che appartenga a loro, perchè mi piace quando qualcuno mi svela un segreto :)
( Se è vero che ad ogni rinuncia corrisponde una contropartita )
Non gli uomini in senso lato, in questo caso intendo proprio gli uomini di sesso maschile. Per certi versi (tanti? Pochi?) mi sembrano così diversi... e affascinanti.
Non so, forse è perchè io adoro il mio papà (nonostante a volte ci scorniamo), o forse perchè mi ha sempre coinvolta nel suo mondo e nelle sue passioni di meccanica e di chiavi e di ferramenta e di vernici e di bricolage, nella (vana?) speranza che io potessi cogliere qualcosa, anche solo una briciola di quella passione per farla mia.
Come dicevo in un vecchio post sono sempre stata accompagnata da lui nei templi sacri degli uomini, quei posti in cui una donna la noti subito perchè o è una cassiera, o è la rassegnata moglie del proprietario, o è lì per pura disperazione e/o caso.
Ecco, nonostante (o proprio grazie a questo?) quindi io bazzichi officine, colorifici, ferramenta etc, rimango sempre stupita e affascinata quando osservo un uomo davanti ad un'automobile.
Oggi, per esempio, Uccio è stato accompagnato da mio papà a rimirare una delle nostre auto. Rimirare sarebbe il termine adatto vista l'auto, che è una supersportiva mooolto lussuosa e visto anche che è uno dei sogni di mio papà. Un sogno che coltivava fin da piccolo e che un pò di anni fa ha potuto coronare.
Vederli lì, entrambi, utilizzare lo stesso linguaggio per me incomprensibile è stato... strano. Era come se ai loro occhi ci fosse qualcosa di diverso, qualcosa di ben più di quattro ruote e di uno stemma, per loro c'era un mondo. Era così palese, così evidente che loro stavano guardando qualcosa che io non riuscivo a vedere, che non potevo capire, che mi sono sentita esclusa. E' stato bello però pensare che c'è qualcosa che appartiene a noi in quanto esseri diversi e che non dobbiamo essere simili per forza. Secondo me è giusto per certi versi continuare a non capirsi.
Io non voglio capire, io voglio continuare a rimanere affascinata da qualcosa che conosco ma che comunque non capisco perchè non mi appartiene. Voglio che appartenga a loro, perchè mi piace quando qualcuno mi svela un segreto :)
( Se è vero che ad ogni rinuncia corrisponde una contropartita )
E fu così che arrivò il 16 di marzo, il lunedì che vide scattare contemporaneamente il tirocinio per me e alcune mie compagne di Università.
Al momento non so dare un giudizio spassionato: lunedì sono stata 3 ore in segreteria ad aiutare la segretaria che non capiva come tornare alla vecchia schermata della post@ di Virgilio (è sorprendente sentire che ancora qualcuno usi Virgilio, ma soprattutto come fosse andata fuori di testa per il cambiamento della grafica...). Poi, all'improvviso si sono resi conto che forse, in 3 tirocinanti + la segretaria a non fare nulla non era una grande idea, così sono stata mandata al Centro Diurno, YUHU!, scampandomi (per il momento) i turni in segreteria :D
Martedì ho passato 6h30 con due pazienti che avevo già avuto modo di conoscere durante la giornata di prova. Mi è sembrato tutto tranquillo, la cosa pazzesca alla quale bisognerà abituarsi è il fatto che non faccio nulla. Ascolto, raramente intervengo (su consiglio degli stessi tirocinanti più esperti), e per il resto faccio compagnia, sono presente, annuisco, sorrido e - lo ripeto - ascolto.
E' stranissimo pensare come questo, in effetti, basti e avanzi ai pazienti. Basta essere lì per loro e con loro, non sembrano domandare altro. Almeno questa è stata la mia impressione di una giornata. Vi saprò dire man mano.
Oggi invece non c'erano pazienti in mattinata al centro, così sono rimasta 3h a stendere la mia relazione sul giorno prima e a leggere, chiacchierando anche con gli altri tirocinanti.
So di sembrare ridicola ma due eventi mi hanno positivamente impressionata: i libri.
Al Centro c'è una biblioteca piuttosto fornita (rifornita interamente da uno dei pazienti) e la cosa meravigliosa è che i libri sono tutti allegati di giornali/riviste, quindi spaziano dal giallo, all'horror, alla fantascienza. E la cosa ancora più bella è che si possono prendere in prestito! Per una maniaca come me, potete ben capire, è stata una notizia favolosa. Infatti ho adocchiato immediatamente I love shopping, che non avevo mai letto e che non avevo alcuna intenzione di comperare. La prima impressione che ne ho tratto conferma l'idea che avevo di questo libro: fa schifo. Ma veramente schifo. E'banale, non mi fa ridere, è prevedibile ed è totalmente irreale. L'unico altro libro di Kinsella che ho letto è stato La regina della Casa - un regalo - e l'ho trovato carino, divertente, ma un libro che non ho intenzione di rileggere nè di comperare. Per carità, finirò I love shopping, è piacevole sull'autobus potersi svagare con queste paginette all'acqua di rose. Ma per favore non ditemi che questo libro è meraviglioso. Magari poi cambierò idea, eh.
Il secondo evento che mi ha galvanizzata è stato l'affare che ho concluso stamattina: dal momento che non c'erano pazienti, A. ne ha approfittato per dare una sistemata ad alcuni armadi del Centro, e ha portato vicino alla spazzatura un sacchetto di libri. Intristita, come ogni volta che vedo un libro in prossimità del cestino, ho chiesto se potevo dare un'occhiata. A. si è mostrato sollevato e mi fa: "Portati a casa tutto quello che vuoi". Cose da non dire, ovviamente, ad una malata di libri come me.
Così frugando ("Lettere d'amore di morti per la resistenza partigiana" Oo) nel sacchetto tra libri in effetti piuttosto illeggibili, mi è capitato tra le mani "L'interpretazione dei sogni" di Freud. Allibita dall'idea che un centro psicoanalitico getti un'opera del suo "fondatore". Ma giustamente una copia (forse migliore) di quel testo il Centro lo ospita già (l'avevo adocchiata per prendere in prestito), e forse tutti i toricinanti ne hanno già una, così me la sono portata a casa. E'un'edizione abbastanza vecchia (sarà degli anni '80?), e non sarà una traduzione eccellente, forse (era in allegato con l'Unità), ma chissene. Ho ottenuto un libro che desideravo leggere e possedere da tempo, per cui non posso certo pretendere :D
La copertina sul retro è davvero orribile per cui dovrò trovare una carta per coprirla, ma direi che va più che bene così :)
Al momento non so dare un giudizio spassionato: lunedì sono stata 3 ore in segreteria ad aiutare la segretaria che non capiva come tornare alla vecchia schermata della post@ di Virgilio (è sorprendente sentire che ancora qualcuno usi Virgilio, ma soprattutto come fosse andata fuori di testa per il cambiamento della grafica...). Poi, all'improvviso si sono resi conto che forse, in 3 tirocinanti + la segretaria a non fare nulla non era una grande idea, così sono stata mandata al Centro Diurno, YUHU!, scampandomi (per il momento) i turni in segreteria :D
Martedì ho passato 6h30 con due pazienti che avevo già avuto modo di conoscere durante la giornata di prova. Mi è sembrato tutto tranquillo, la cosa pazzesca alla quale bisognerà abituarsi è il fatto che non faccio nulla. Ascolto, raramente intervengo (su consiglio degli stessi tirocinanti più esperti), e per il resto faccio compagnia, sono presente, annuisco, sorrido e - lo ripeto - ascolto.
E' stranissimo pensare come questo, in effetti, basti e avanzi ai pazienti. Basta essere lì per loro e con loro, non sembrano domandare altro. Almeno questa è stata la mia impressione di una giornata. Vi saprò dire man mano.
Oggi invece non c'erano pazienti in mattinata al centro, così sono rimasta 3h a stendere la mia relazione sul giorno prima e a leggere, chiacchierando anche con gli altri tirocinanti.
So di sembrare ridicola ma due eventi mi hanno positivamente impressionata: i libri.
Al Centro c'è una biblioteca piuttosto fornita (rifornita interamente da uno dei pazienti) e la cosa meravigliosa è che i libri sono tutti allegati di giornali/riviste, quindi spaziano dal giallo, all'horror, alla fantascienza. E la cosa ancora più bella è che si possono prendere in prestito! Per una maniaca come me, potete ben capire, è stata una notizia favolosa. Infatti ho adocchiato immediatamente I love shopping, che non avevo mai letto e che non avevo alcuna intenzione di comperare. La prima impressione che ne ho tratto conferma l'idea che avevo di questo libro: fa schifo. Ma veramente schifo. E'banale, non mi fa ridere, è prevedibile ed è totalmente irreale. L'unico altro libro di Kinsella che ho letto è stato La regina della Casa - un regalo - e l'ho trovato carino, divertente, ma un libro che non ho intenzione di rileggere nè di comperare. Per carità, finirò I love shopping, è piacevole sull'autobus potersi svagare con queste paginette all'acqua di rose. Ma per favore non ditemi che questo libro è meraviglioso. Magari poi cambierò idea, eh.
Il secondo evento che mi ha galvanizzata è stato l'affare che ho concluso stamattina: dal momento che non c'erano pazienti, A. ne ha approfittato per dare una sistemata ad alcuni armadi del Centro, e ha portato vicino alla spazzatura un sacchetto di libri. Intristita, come ogni volta che vedo un libro in prossimità del cestino, ho chiesto se potevo dare un'occhiata. A. si è mostrato sollevato e mi fa: "Portati a casa tutto quello che vuoi". Cose da non dire, ovviamente, ad una malata di libri come me.
Così frugando ("Lettere d'amore di morti per la resistenza partigiana" Oo) nel sacchetto tra libri in effetti piuttosto illeggibili, mi è capitato tra le mani "L'interpretazione dei sogni" di Freud. Allibita dall'idea che un centro psicoanalitico getti un'opera del suo "fondatore". Ma giustamente una copia (forse migliore) di quel testo il Centro lo ospita già (l'avevo adocchiata per prendere in prestito), e forse tutti i toricinanti ne hanno già una, così me la sono portata a casa. E'un'edizione abbastanza vecchia (sarà degli anni '80?), e non sarà una traduzione eccellente, forse (era in allegato con l'Unità), ma chissene. Ho ottenuto un libro che desideravo leggere e possedere da tempo, per cui non posso certo pretendere :D
La copertina sul retro è davvero orribile per cui dovrò trovare una carta per coprirla, ma direi che va più che bene così :)
[...] poi impara tutte le lingue che puoi
senza mai scordarti di quelle che sai
non buttare niente che domani lo ritroverai troverai troverai
e poi fai come ti pare
alla fine sai com'è
quello che potrai incontrare
appartiene solo a te
e purtroppo qualche errore
vedrai che ci scapperà
ma che cosa ci vuoi fare
certe volte capita [...]
sostieni le tue opinioni senza giudicare
e se vorrai cambiare idea la cambierai [...]
( Dietro una curva )
No?
senza mai scordarti di quelle che sai
non buttare niente che domani lo ritroverai troverai troverai
e poi fai come ti pare
alla fine sai com'è
quello che potrai incontrare
appartiene solo a te
e purtroppo qualche errore
vedrai che ci scapperà
ma che cosa ci vuoi fare
certe volte capita [...]
sostieni le tue opinioni senza giudicare
e se vorrai cambiare idea la cambierai [...]
( Dietro una curva )
No?
Una cartolina con una grande rosa bianca, sul retro poche splendide parole:
Il vero amore
è una finestra illuminata
in una notte buia.
Il vero amore
è una quiete accesa
(Ungaretti)
... Ho trovato il mio lumino!
M.
Grazie per questa notizia e grazie per l'indizio che porta.
Grazie perchè l'hai condiviso con me (con noi) e grazie perchè per una volta la mia fantasia accesa ci ha preso in pieno.
Grazie perchè nonostante la distanza mi hai comunicato la tua gioia solo con una figura.
Ci siamo capite senza parole e questa è davvero una bellissima cosa.
Non vedo l'ora!
Il vero amore
è una finestra illuminata
in una notte buia.
Il vero amore
è una quiete accesa
(Ungaretti)
... Ho trovato il mio lumino!
M.
Grazie per questa notizia e grazie per l'indizio che porta.
Grazie perchè l'hai condiviso con me (con noi) e grazie perchè per una volta la mia fantasia accesa ci ha preso in pieno.
Grazie perchè nonostante la distanza mi hai comunicato la tua gioia solo con una figura.
Ci siamo capite senza parole e questa è davvero una bellissima cosa.
Non vedo l'ora!
Oggi siamo qui riuniti per celebrare un giorno triste, per celebrare l'incapacità di riconoscere e premiare l'impegno, la passione, l'invenzione, il non conformismo.
Oggi siamo qui riuniti per parlare di quanto sono rimasta male ad assistere alla laurea di C. Male perchè ho trovato profondamente ingiusto il comportamento della commissione e vergognoso il punteggio a lui assegnato. Siamo nell'ambito del design industriale, quindi un ambito di creatività e se possibile innovazione. C. è un patito, esperto e appassionato di storia di motori, di auto e di motociclette. Ha una conoscenza enciclopedica, oltre che un amore che trasmette ogni volta che ti racconta (molto prolissicamente, in effetti) qualche aneddotto motorizzato.
Presenta un suo progetto, corredato da tavole splendide, da un modellino in scala che riproduce perfettamente - in ogni dettaglio - la sua idea di un sidecar innovativo [che non starò qui a spiegare, non è compito mio nè questa è la sede]. La presenta con slide precise, belle, ricche, forse troppe. Con animazioni, con video, con studi tecnici e prove e controprove ingegneristiche.
L'unico tra tutti i candidati a dare fondamento alle proprie deduzioni (ho fatto questo perchè i dati dimostrano che...). Tutti gli altri presentano progetti diversi: un banco per il pesce, due tipi di scatole per l'esposizione delle merci al discount (uhm!), una specie di frullatore a pile etc. Insomma qualcosa di formalmente meno complicato e più vicino alla vita di tutti i giorni (non dico questo per sminuire, per quanto il lavoro di C. è decisamente più complicato, più voluminoso, più dettagliato).
Quello che contesto è la reazione della commissione, di un membro in particolare, guru del design industriale, che prima si complimenta ("Ragazzo, hai smosso un mondo! Ragazzo, ma questo modellino splendido chi l'ha fatto?") per poi ritrattare accusandolo con questi toni: "Tu non hai capito niente della metafora fallica (?!) della motocicletta: la donna e l'uomo, gli amanti, abbracciati, giovani che corrono assieme, vogliono amarsi, andare in moto vicini!", e ancora: "Quando si parla di aggeggi per le persone ti consiglio di rendere il progetto umano, manca di calore!".
Per tutta questa mole di lavoro sono stati assegnati DUE miseri punti.
Nemmeno a me fa impazzire come idea questo sidecar (mi sembra un pò scomodo in effetti), ma se fossi un professore, premierei non solo il progetto, ma anche e soprattutto:
- l'abilità di mettersi in gioco (sottolineata dalla commissione stessa);
- l'originalità;
- l'abilità (sottolineata dalla commissione stessa);
- l'azzardo;
- la passione (evidente);
- la competenza.
Sono molto triste perchè nulla di tutto questo è stato riconosciuto. Perchè, è evidente, se così fosse stato, il risultato sarebbe stato diverso. E' solo un numero, è vero, non è una tragedia, non pregiudica gli orizzonti, ma mi ha fatto decisamente male vedere quella delusione, perchè mi sono immedesimata.
Io avevo il timore che il mio progetto (appassionato, originale, azzardato) venisse, come in questo caso, castrato. Invece a me è andata bene, ho trovato chi lo ha apprezzato, chi ha letto al di là della massa e dell'apparenza per vedere qualcosa di originale.
Mi spiace molto, perchè io non sono per il buonismo, anzi, sono una persona decisamente severa, e sono anche - spero - una persona obiettiva. Non difendo il suo progetto perchè C. è mio amico, lo difendo perchè amo le idee pure, belle, appassionate.
E oggi, invece, si è celebrata la morte di tutto questo.
Oggi siamo qui riuniti per parlare di quanto sono rimasta male ad assistere alla laurea di C. Male perchè ho trovato profondamente ingiusto il comportamento della commissione e vergognoso il punteggio a lui assegnato. Siamo nell'ambito del design industriale, quindi un ambito di creatività e se possibile innovazione. C. è un patito, esperto e appassionato di storia di motori, di auto e di motociclette. Ha una conoscenza enciclopedica, oltre che un amore che trasmette ogni volta che ti racconta (molto prolissicamente, in effetti) qualche aneddotto motorizzato.
Presenta un suo progetto, corredato da tavole splendide, da un modellino in scala che riproduce perfettamente - in ogni dettaglio - la sua idea di un sidecar innovativo [che non starò qui a spiegare, non è compito mio nè questa è la sede]. La presenta con slide precise, belle, ricche, forse troppe. Con animazioni, con video, con studi tecnici e prove e controprove ingegneristiche.
L'unico tra tutti i candidati a dare fondamento alle proprie deduzioni (ho fatto questo perchè i dati dimostrano che...). Tutti gli altri presentano progetti diversi: un banco per il pesce, due tipi di scatole per l'esposizione delle merci al discount (uhm!), una specie di frullatore a pile etc. Insomma qualcosa di formalmente meno complicato e più vicino alla vita di tutti i giorni (non dico questo per sminuire, per quanto il lavoro di C. è decisamente più complicato, più voluminoso, più dettagliato).
Quello che contesto è la reazione della commissione, di un membro in particolare, guru del design industriale, che prima si complimenta ("Ragazzo, hai smosso un mondo! Ragazzo, ma questo modellino splendido chi l'ha fatto?") per poi ritrattare accusandolo con questi toni: "Tu non hai capito niente della metafora fallica (?!) della motocicletta: la donna e l'uomo, gli amanti, abbracciati, giovani che corrono assieme, vogliono amarsi, andare in moto vicini!", e ancora: "Quando si parla di aggeggi per le persone ti consiglio di rendere il progetto umano, manca di calore!".
Per tutta questa mole di lavoro sono stati assegnati DUE miseri punti.
Nemmeno a me fa impazzire come idea questo sidecar (mi sembra un pò scomodo in effetti), ma se fossi un professore, premierei non solo il progetto, ma anche e soprattutto:
- l'abilità di mettersi in gioco (sottolineata dalla commissione stessa);
- l'originalità;
- l'abilità (sottolineata dalla commissione stessa);
- l'azzardo;
- la passione (evidente);
- la competenza.
Sono molto triste perchè nulla di tutto questo è stato riconosciuto. Perchè, è evidente, se così fosse stato, il risultato sarebbe stato diverso. E' solo un numero, è vero, non è una tragedia, non pregiudica gli orizzonti, ma mi ha fatto decisamente male vedere quella delusione, perchè mi sono immedesimata.
Io avevo il timore che il mio progetto (appassionato, originale, azzardato) venisse, come in questo caso, castrato. Invece a me è andata bene, ho trovato chi lo ha apprezzato, chi ha letto al di là della massa e dell'apparenza per vedere qualcosa di originale.
Mi spiace molto, perchè io non sono per il buonismo, anzi, sono una persona decisamente severa, e sono anche - spero - una persona obiettiva. Non difendo il suo progetto perchè C. è mio amico, lo difendo perchè amo le idee pure, belle, appassionate.
E oggi, invece, si è celebrata la morte di tutto questo.
E niente, oggi, così tutto ad un tratto, senza un motivo o forse per un motivo precisissimo che celerò gelosamente, mi sono ritrovata a decantare questa poesia.
Così, tutta ad un tratto.
Ed è questo il bello, la meraviglia, la magia della poesia: che accompagna i tuoi pensieri e affiora, gentile, mai imposta, e ti fa sentire compresa.
( Questo amore )
(J.Prevert)
Così, tutta ad un tratto.
Ed è questo il bello, la meraviglia, la magia della poesia: che accompagna i tuoi pensieri e affiora, gentile, mai imposta, e ti fa sentire compresa.
( Questo amore )
(J.Prevert)
Come promesso ecco un breve resoconto del mio weekend a Londra :)
Perchè Londra, città impossibile da visitare in due giorni secchi data la sua dimensione? Per svariate ragioni: perchè sono stata già altre due volte a Londra, perchè adoro l'UK, ma soprattutto perchè la sterlina ha avuto un ben noto tracollo e sono dieci anni che sogno di poter - finalmente - acquistare senza dover fare ingegnosi calcoli per capire a quanto ammonta la differenza ;)
( What to do in 2 days in London, according to U&U )
Perchè Londra, città impossibile da visitare in due giorni secchi data la sua dimensione? Per svariate ragioni: perchè sono stata già altre due volte a Londra, perchè adoro l'UK, ma soprattutto perchè la sterlina ha avuto un ben noto tracollo e sono dieci anni che sogno di poter - finalmente - acquistare senza dover fare ingegnosi calcoli per capire a quanto ammonta la differenza ;)
( What to do in 2 days in London, according to U&U )
Ok, dopo il weekend passato a Londra (di cui ben presto leggerete il resoconto) ho trovato la giusta ispirazione per scrivere sul mio nuovo blog, ed è giusto che finalmente apra i suoi (minuscoli) battenti al suo (minuscolo ma beneamato) pubblico :)
Un paio di settimane fa riflettendo sui colloqui di tirocinio, in particolare su quello ottenuto con un'importante rivista psicologica (ok, solo come tirocinante non retribuita, ma è già qualcosa che mi abbiano chiamata, dal momento che generalmente non prendono tirocinanti e, cosa ancora migliore, che fossero disposti a tenermi... che io abbia scelto per un'altra strada è una questione diversa) mi sono detta che era giunto il momento di mettersi alla prova tentando di scrivere realmente qualcosa di psicologico.
Non pretendo di ideare nuove teorie/modelli/scienze, non sono abbastanza intelligente, mi limito solo a scrivere brevi commenti con lo scopo di "divulgare" un pò la Psicologia, o semplicemente di mettere alla prova le mie conoscenze.
Ecco perchè vi do il benvenuto sulla mia ennesima creazione: Psiccolipassi (un nome, una garanzia!).
La piattaforma è cambiata, giusto per provare qualcosa di un pò diverso e fresco.
Vediamo come andrà :)
Un paio di settimane fa riflettendo sui colloqui di tirocinio, in particolare su quello ottenuto con un'importante rivista psicologica (ok, solo come tirocinante non retribuita, ma è già qualcosa che mi abbiano chiamata, dal momento che generalmente non prendono tirocinanti e, cosa ancora migliore, che fossero disposti a tenermi... che io abbia scelto per un'altra strada è una questione diversa) mi sono detta che era giunto il momento di mettersi alla prova tentando di scrivere realmente qualcosa di psicologico.
Non pretendo di ideare nuove teorie/modelli/scienze, non sono abbastanza intelligente, mi limito solo a scrivere brevi commenti con lo scopo di "divulgare" un pò la Psicologia, o semplicemente di mettere alla prova le mie conoscenze.
Ecco perchè vi do il benvenuto sulla mia ennesima creazione: Psiccolipassi (un nome, una garanzia!).
La piattaforma è cambiata, giusto per provare qualcosa di un pò diverso e fresco.
Vediamo come andrà :)
